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Ricette vegetali in officina: è possibile?

Quando nominiamo l’olio vegetale, tutti sappiamo di cosa stiamo parlando. Nel nominarlo viene spontaneo pensare ad un buon olio da utilizzare in cucina per insaporire i piatti e renderli più gradevoli

al palato. Per olio vegetale s’intende l’olio che non sia di origine animale o minerale; l’origine vegetale, però, non è sufficiente a garantire che si tratti della scelta più sana. Basti pensare all’olio di palma, che di recente è stato etichettato da molti come l’origine di tutti i mali!

Naturalmente non è così, ma sappiamo bene che attualmente è in corso un dibattito in ambito alimentare senza precedenti: sostenitori e detrattori del biologico si stanno scontrando per stabilire quali siano gli alimenti più sani. Al di là della qualità del prodotto, se ceni in un ristorante con un sistema di aspirazione che non funziona, tornerai a casa puzzando di fritto come una tanica di olio bruciato!

Quindi, cosa succede quando non si tratta di ristoranti ma di officine meccaniche? Ha davvero senso di parlare di prodotto vegetale? È tempo di fare chiarezza: non è giusto comprare prodotti che non esistono! Nella tua officina hai fatto una scelta green, acquistando un olio “vegetale”? Eppure è chiaro che il tuo ambiente lavorativo non può essere considerato naturale: certamente i trucioli che producono le tue macchine utensili non sono di cioccolato e non li puoi mangiare!

“Vegetale” è un termine che viene utilizzato impropriamente in meccanica, soprattutto da venditori che non hanno competenze in merito e si limitano a cavalcare l’onda di un concetto popolare, cercando di far colpo sul tuo lato ecologista.

Esiste una dicitura scientifica esatta di ciò che hai comprato, ed è la seguente: “estere di derivazione naturale” oppure “estere organico” (esiste anche quello inorganico).

Ma che cos’è esattamente questo estere? Ora te lo spiego. È una reazione chimica! Sì, hai letto bene. È una reazione chimica tra una base alcolica e un acido carbossilico o un suo derivato. Cosa significa?

Che l’estere usato nel lubrorefrigerante “vegetale” è di per sé un componente chimico, presente in una percentuale che varia dal 15 al 50%. E il restante? È costituito da altre additivazioni, sempre chimiche. Difficile, dunque, definire vegetale un olio lubrorefrigerante.

Prendere atto di questo non significa rinunciare allo spirito di Greta Thunberg che è in te. È giusto preservare il Pianeta e cercare un olio da taglio che non danneggi le persone e l’ambiente: a questo scopo, esistono soluzioni moderne e meno impattanti. Quello che devi fare è ascoltare chi ti informa con dati scientifici, non i venditori di bidoni! A chi puoi rivolgerti?

Esiste un ente internazionale superpartes: l’organismo mondiale Reach (Evaluation, Authorisation and restriction of Chemicals, regolamento (CE) n. 1907/2006) che lavora per classificare e divulgare gli effetti di ogni sostanza chimica immessa nel mercato. Dal 2008 hanno introdotto il CLP (Classification, Labelling and Packaging, Regolamento (CE) N. 1272/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele), che si occupa di informarti su come manipolare e stoccare gli imballi di tutte le sostanze chimiche presenti nel Reach.

C’è una bella notizia: ogni prodotto che stai utilizzando in officina è provvisto di una scheda di sicurezza, redatta proprio secondo la normativa Rech. È sufficiente che tu legga la scheda di sicurezza del tuo refrigerante per scoprire la verità su ciò che usi! Ognuno ha il dovere di salvaguardare la propria salute e l’ambiente in cui vive, ma bisogna farlo nel modo giusto.

Il primo passo è essere consapevoli dei fluidi utilizzati, esigendo schede di sicurezza e prodotti di buona qualità. La seconda azione da compiere è dotarsi di un sistema di gestione dei fluidi refrigeranti, in modo da garantire una qualità di vita migliore in officina ed eliminare sprechi e smaltimenti che gravano sul nostro Pianeta, la nostra unica casa.

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